L’AI è democratica? Dipende da dove guardi.

L’AI è democratica? Dipende da dove guardi.

Sì, nel prodotto finito
Modelli open-weight scaricabili, runnabili localmente, fine-tunabili da chiunque abbia un PC decente.

Milioni di persone e startup usano oggi tool che fino a 3 anni fa erano monopolio di poche big tech.

Accesso diffuso = democratizzazione reale dell’uso.

No, nel motore algoritmico
Il “cuore” del modello – cosa considera vero, desiderabile, prioritario – è plasmato da pochissimi team (spesso USA-centrici), dataset enormi filtrati da contractor precari e reinforcement learning con valori impliciti decisi in boardroom.

Puoi modificare il modello sopra, ma non riscrivere da zero i suoi bias di base e i suoi obiettivi latenti.

E il super-potere cognitivo?
Usiamo l’AI per amplificare il nostro pensiero → offloading cognitivo, suggerimenti costanti, framing preferenziali.

Nel tempo, l’algoritmo condiziona (non controlla, ma influenza pesantemente) come ragioniamo, cosa desideriamo, quali idee consideriamo “normali”.

Un super-potere cognitivo… ma con il volante già puntato da qualcun altro.

Risultato?
Tanta democrazia nell’accesso, pochissima nel potere di plasmare l’intelligenza e nel controllo sulla nostra stessa cognizione.

Open ≠ democratico al 100%.

È democratizzazione di consumo, non di sovranità cognitiva.

Voi che ne pensate?

L’open source basta per dire “AI democratica”, o serve molto di più (partecipazione sui dati, compute pubblico, governance pluralista)?

#AI #IntelligenzaArtificiale #OpenSource #DemocratizzazioneAI #EticaAI #FuturoDelLavoro