Duckigami

Duckigami

Makigami + Life Rubber Duck Debugging

Come “srotolare” un processo e fare debugging delle tue decisioni (senza diventare matto)

In azienda succede spesso una cosa curiosa: tutti vivono un processo, pochi lo vedono. E quando finalmente lo vedono, scoprono che non era un processo: era una collezione di abitudini, email, file in allegato e micro-paure travestite da “controlli”.

Qui entrano in scena due strumenti apparentemente incompatibili:

  • Makigami, metodo Lean per mappare end-to-end un flusso reale (AS-IS → TO-BE).
  • Life Rubber Duck Debugging, versione “fuori dal codice” di una tecnica informatica: spieghi un problema a un ascoltatore muto, e la soluzione emerge mentre parli.

Uno è carta lunga e post-it. L’altro è una paperella e la tua voce. Insieme? Un sistema sorprendentemente efficace per ridurre sprechi e ripulire il pensiero.


Il problema nascosto: non è (solo) il processo. È come lo pensi.

Il Makigami nasce per un obiettivo pratico: rendere visibile il lavoro, distinguendo tempo a valore da tempo perso (attese, rilavorazioni, passaggi inutili, doppie approvazioni, ecc.). È una radiografia.

Ma spesso la radiografia non basta, perché il vero “blocco” non è tecnico. È mentale:

  • “Non posso togliere questo controllo, altrimenti perdiamo qualità.”
  • “Se standardizzo, perdo flessibilità.”
  • “Se delego, rischio errori.”
  • “Se automatizzo, poi chi gestisce le eccezioni?”

Queste frasi sono bug logici travestiti da prudenza. Ed è qui che la paperella fa magie: non perché “consiglia”, ma perché ti costringe a rendere esplicite le assunzioni implicite. Proprio come nel debugging del codice.


Life Rubber Duck Debugging: il debug che non giudica

Il Life Rubber Duck Debugging prende in prestito un’idea classica dell’informatica e la porta fuori dal codice, nella vita reale. L’origine è semplice e geniale: quando spieghi un problema a qualcun altro, spesso la soluzione emerge mentre parli. La “paperella di gomma” è quel qualcun altro… che non risponde. Ed è proprio questo il punto.

Nel rubber duck debugging tradizionale, lo sviluppatore descrive passo passo il proprio codice a una paperella. Nel farlo, è costretto a rallentare, rendere esplicito ogni passaggio, smascherare assunzioni implicite. Quasi sempre, l’errore salta fuori da solo.

La versione “life” funziona allo stesso modo, ma applicata a decisioni, problemi professionali, scelte personali, conflitti, blocchi mentali.

Cosa succede “sotto il cofano”

Quando spieghi un problema ad alta voce, attivi pensiero analitico e metacognizione: stai osservando il tuo stesso ragionamento dall’esterno. La mente smette di girare in loop emotivi e inizia a strutturare: causa → effetto → alternativa. La paperella non giudica, non interrompe, non propone scorciatoie. Ti costringe a essere chiaro. E la chiarezza è spesso metà della soluzione.


La combo: Makigami per il processo, Paperella per le assunzioni

Ecco la tesi:
Il Makigami mappa cosa succede. La paperella mappa perché lo accetti.

Quindi l’articolo non ti propone due strumenti separati, ma un flusso integrato:

  1. Srotola il processo (Makigami AS-IS).
  2. Spiega ad alta voce ogni passaggio (Paperella).
  3. Intercetta i bug cognitivi (“in teoria dovrei… ma in pratica…”, “abbiamo sempre fatto così”, “non si può perché…”).
  4. Ridisegna il TO-BE basandoti su dati + chiarezza, non su paura + abitudine.
  5. Converte tutto in azioni e KPI (altrimenti è decorazione).

Metodo pratico: “Duckigami” in 60–90 minuti

Setup (5 minuti)

  • Un foglio lungo / lavagna / Miro
  • Post-it
  • Una paperella (o: una nota vocale sul telefono, una slide vuota, un oggetto qualsiasi)

1) Definisci il perimetro (5 minuti)

Una frase secca:
“Dal momento in cui nasce la richiesta a quando viene consegnato valore.”
Esempi: approvazione prezzo, gestione ASIN, avvio promo, forecast settimanale, creazione report.

2) Mappa AS-IS (20–30 minuti)

Metti i ruoli in verticale e il tempo in orizzontale.
Ogni step è un post-it: azione + owner + input/output (e, se puoi, sistema usato).

3) Paperella: spiegazione step-by-step (15 minuti)

Ora la parte “strana” ma potente.

Scegli un “ascoltatore muto” (paperella, oggetto, nota vocale).
E spiega il processo come se fosse la prima volta:

  • contesto
  • obiettivo
  • passaggi reali
  • cosa ti blocca e perché

Qui devi ascoltare “campanelli” linguistici:

  • “In teoria dovrei… ma in pratica…”
  • “Questo lo facciamo per sicurezza…”
  • “Serve perché qualcuno potrebbe…”
  • “Lo rifacciamo perché non ci fidiamo del dato…”
  • “Dobbiamo aspettare X, altrimenti…”

Ogni volta che esce una frase del genere, segnala un post-it rosso: assunzione / rischio / paura / vincolo percepito.

4) Misura e separa: Valore vs Attesa vs Rilavorazione (10–15 minuti)

Aggiungi per ogni step:

  • tempo di lavoro (touch time)
  • tempo di attesa (lead time)
  • frequenza errori / rilavorazioni

Il Makigami diventa chirurgico: ti mostra dove perdi tempo; la paperella ti mostra perché continui a perderlo.

5) Disegna il TO-BE (15–20 minuti)

Regola d’oro: ogni cambiamento deve soddisfare almeno una di queste:

  • riduce attese
  • elimina rilavorazioni
  • taglia passaggi / handover
  • standardizza input/output
  • automatizza un controllo ripetitivo
  • chiarisce responsabilità (non “controllo”, ma accountability)

6) Piano d’azione (10 minuti)

Per ogni intervento:

  • owner
  • scadenza
  • KPI (es. lead time, touch time, error rate, # handover, % automazione)

Fine. Hai un processo migliore e un cervello più pulito.


Esempio concreto : “Devo riorganizzare un processo, ma ogni opzione sembra sbagliata”

Immagina un flusso di approvazione che ti mangia tempo e ti rende collo di bottiglia.

Makigami AS-IS:

  • richiesta → controllo dati → revisione → approvazione → correzioni → ri-approvazione → invio
    Scopri che:
  • il 30% del tempo è lavoro vero
  • il 70% è attesa o rilavorazione
  • lo step “correzioni” si ripete due volte

Paperella (debug del ragionamento):
Ti siedi e spieghi:

“Il processo oggi funziona così. Il problema è che richiede troppo tempo. Vorrei semplificarlo, ma ho paura di perdere controllo. Se delego, rischio errori. Se non delego, resto il collo di bottiglia…”

A metà spiegazione ti accorgi che il vero problema non è il processo, ma la confusione tra controllo e responsabilità. Il controllo lo stai usando come antidoto alla paura dell’errore, non come leva di qualità.

TO-BE tipico che nasce da questa chiarezza:

  • standard input (template + check automatico)
  • delega con regole di validazione
  • escalation solo sulle eccezioni
  • KPI sugli errori reali (non sugli errori immaginati)

Debug completato. Non perché hai “trovato una risposta”, ma perché hai rimosso rumore.


Perché questa combinazione è devastantemente efficace

Il Makigami combatte l’opacità del processo.
La paperella combatte l’opacità del pensiero.

E spesso i processi restano lenti per un motivo banale: nessuno ha mai dovuto spiegarli davvero.
Nel codice come nella vita, molti bug non sono complessi: sono solo mal spiegati.

La bellezza del Life Rubber Duck Debugging è che non dà risposte prefabbricate. Ti restituisce il tuo pensiero, ma senza rumore. È uno strumento povero, quasi ridicolo, e proprio per questo devastantemente efficace.


Chiusura

Quando vuoi migliorare un processo, non partire dal “soluzione brainstorming”. Parti dal vedere e dal dire.
Srotola (Makigami). Spiega (Paperella). Misura. Taglia. Standardizza. Automatizza dove serve.
E soprattutto: impara a riconoscere quando stai proteggendo un’abitudine, non un valore.

Il mondo è pieno di processi “storici”. E di bug “culturali”.
Serve solo un rotolo di carta… e una paperella che non ti lascia scappare.


Se ti serve, posso anche:

  • trasformare questo articolo in versione LinkedIn (hook forte + paragrafi corti + CTA soft),
  • aggiungere un canvas workshop (agenda, ruoli, output, KPI),
  • oppure creare una one-pager operativa “Duckigami” da usare in riunione.

trasformare questo articolo in versione LinkedIn (hook forte + paragrafi corti + CTA soft),

Ecco la versione LinkedIn, pensata per attenzione immediata, lettura mobile e interazione soft.
Stile diretto, paragrafi brevi, ritmo alto.


📉 I processi non sono lenti.
Sono solo mal spiegati.

Succede spesso:
vogliamo migliorare un processo, ma ogni soluzione sembra rischiosa.
Tagli? Perdi controllo.
Deleghe? Paura di errori.
Automazione? “Non siamo pronti”.

Spoiler: quasi mai il problema è il processo.
È come lo stiamo pensando.


Due strumenti. Un effetto potente.

Makigami
Ti costringe a vedere il processo end-to-end.
Tempi reali, attese, rilavorazioni, passaggi inutili.
Niente teoria: solo come funziona davvero.

Life Rubber Duck Debugging
Ti costringe a spiegare il processo ad alta voce.
A un ascoltatore che non giudica e non risponde.
E mentre parli… i bug saltano fuori.


La combo funziona così:

👉 Makigami rende visibile cosa succede
👉 La paperella rende visibile perché lo accetti

È qui che emergono frasi pericolose:

  • “In teoria dovremmo… ma in pratica…”
  • “Questo serve per sicurezza…”
  • “Abbiamo sempre fatto così…”
  • “Se delego, perdo controllo…”

Quelle non sono regole.
Sono assunzioni non testate.


Esempio reale (vita lavorativa)

“Devo riorganizzare un processo, ma ogni opzione sembra sbagliata.”

Spieghi alla paperella:

“Il flusso è lento. Vorrei semplificare, ma ho paura di perdere controllo.
Se delego, rischio errori. Se non delego, divento il collo di bottiglia…”

A metà frase succede qualcosa.
Capisci che il problema non è il processo.
È la confusione tra controllo e responsabilità.

Nessuno te l’ha detto.
Sei stato tu, parlando.

Debug completato.


Perché funziona così bene?

Perché:

  • il Makigami elimina l’opacità del lavoro
  • la paperella elimina l’opacità del pensiero

Molti processi sopravvivono solo perché nessuno li ha mai:
✔ visti per intero
✔ spiegati davvero

Nel codice come nella vita,
molti bug non sono complessi.
Sono solo mal spiegati.


🦆📜 Makigami + Life Rubber Duck Debugging
Carta lunga + pensiero chiaro.
Pochi strumenti. Effetto sproporzionato.

#Lean #Makigami #Productivity #DecisionMaking #Duckigami #ProblemSolving